Il profumo dei muri di casa
Il campanile della chiesa rimane nascosto dal brulicare dei rami lividi dei castagni con dietro le verdi colonne di abeti.
Camini con pennacchi di fumo in un celo appena reso opaco da una leggera nebbiolina.
Bello guardare dalla finestra quel passare del tempo intorno a casa.
Nonno Quinto con la carretta che porta le legna a casa
Giovanni con Annabella al guinzaglio che torna dalla sorgente con le fiasche dell’acqua.
Nadia stende i panni fumanti e chiacchera con Beatrice.
Profumi amici questa mattina: il brodo, il soffritto di cipolla che tra poco accoglierà il macinato.
Patate che cuociono per gli gnocchi.
Il pelarle senza scottarsi le dita e lo schiaccino.
Tanti spaghetti che tempo fa mi facevano sgranare gli occhi nel loro uscire dal fondo di quello strano aggeggio.
Un gioco, il più bel gioco dei giorni di festa: aiutare la nonna, la mamma a preparate il mangiare.
Rivedo quei gesti nel chiudere i cappelletti, nel passare la rotella intorno ai tortelli.
Tra poco tanti lucignoli di patate e farina con mezz’uovo.
Il tagliarli a cilindretti e giù in acqua bollente per adagiarli appena riemersi nella terrina e sugo e formaggio.
Il vapore e l’odore della domenica mattina che si sparge per la cucina e sale le scale e non si dimentica più tanto è prezioso.







L’inno gregoriano e la lunga fila di cavalieri con passo lento ma fiero scuote la mia concentrata riflessione.
Non un colpo di luce ma buio, ombra intensissima, capita anche questo dopo una radura trovarsi nel folto di un bosco fitto, fitto di abeti e faggi.
Stamani le signore zucche emanavano gioia da ogni poro: piene di fiori.
Piove e la veranda infondo alla spiaggia è ricolma di gente.
Dal giardino di nonno Giovanni tempo addietro devono essere caduti dei semi di bocche di leone e quest’anno nella fessura tra l’asfalto e il muro sono cresciute diverse piante adesso fiorite.




