Camilla

di , 26 Marzo 2004 19:46


Balzano, di lei, subito agli occhi le labbra molto larghe per cui quando parla e ride arrivano a coprire gran parte del viso.
Dolce, ma insensibile a detta della Grazia,persino perfida, per cui enumerava più amicizie femminili che maschili.
Le amiche la sopportavano da tempo anche perché il suo sorriso era contagiosa e la sua compagnia allegra e lontana da noia.
Le sue avventure si limitavano a scherzi con i suoi compagni fin a quella fatidica sera, quando incontrò Matteo.
Tra i due correva una buona amicizia fin dallinfanzia, anzi alla scuola materna Matteo si vantava perché Camilla era la sua fidanzata. Giustamente Camilla non lo sapeva, ma la cosa si era trascinata fino alla seconda elementare.
Lo stare insieme si era trascinato gran parte del pomeriggio, ora appoggiati al motorino, ora al fianco di una macchina.
Matteo propose di andare alla sala giochi presso il mercato delle scarpe e le fece vedere diversi spiccioli aprendo la mano.
Una sgassata, lei davanti e lui dietro e avevano già raggiunto Porta San Marco, Via Pagliuca, SantAndrea e eccoli arrivati.
Si avvicinarono ad un videogioco che simulava una corsa automobilista. Camilla si pose alla consol e inserito il mezzo euro iniziò il percorso.
Matteo seguiva da dietro simulando landare in auto a forte velocità, si piegava ora destra ora a sinistra. Il percorso aumentava di difficoltà e Matteo si accorse che Lei era in difficoltà. Si avvicinò e le pose le sue mani su quelle di Lei, sfiorandola con la sua guancia.
Che Lei arrossi, Matteo non se ne accorse, preso dallandare del prototipo rosso, ma percepì il fremito delle sue mani.
La sua mente si era sempre fermata a lei come amica da chiamare quando gli impegni non lo portavano altrove; ma in quel momento pensò a Camilla in modo diverso, nuovo.
Lei percepì che finalmente si era accorto di lei, e il suo cuore iniziò a correre.
Si volse lasciando la consol e i due si fissarono come non avevano fatto mai .
Gli occhi di lei brillavano di allegra emozione e tanta dolcezza.
Matteo impacciato come non mai offriva due occhi lucidi come chi scoperto il gioco si aspetta la punizione .
Non fu così,non ci fu punizione, le labbra di lei chiusero le sue con dolcezza.
Si incamminarono verso l’uscita;lui la teneva la mano…
Poco dopo Camilla si sedette sulla sponda del letto, incredula, felice.
Accese la radio Dido inondò la sua cameretta di musica. La sua preferita.
Si alzò, fece alcuni passi in punta di piedi, poi aprì le braccia e volò con quella emozione che aveva cullato per giorni nel cuore.

Vittoria

di , 17 Marzo 2004 19:48

Vittoria sapeva di piacere, si sentiva un rubacuori; ma il suo principe azzurro la trascurava e non percepiva quei messaggi che Ella le mandava.
Suel già aveva avuto una trasformazione da rospo a principe e era ossessionato dall’inverso.
Lo sconcertava il ritornare rospo; ma molto di più un frigorifero o un congelatore e non si sa mai cosa può succedere nel mondo del fantastico.
Vittoria si consumava dinanzi allo specchio, sfoggiava vestiti sempre più audaci e persino le calze a rete.
Tante energie impegnate senza nessun risultato.
Il gran ballo era l’occasione forse determinante, già che era andata a vuoto la caccia alla volpe e successivamente l’invito al thé nella depandance privata.
Suel non mostrava interesse alcuno; anzi parlava di caccia, pochemond, di briscola e scopa.
La giornata trascorreva tra mille incertezze, voci ambigue, appuntamenti promessi e non mantenuti.
Damigelle di compagnia intriganti che pur di accattivarsi le simpatie di Vittoria erano disposte a falsare anche l’ineluttabile.
Si sa il cuore innamorato perdona e comprende tutto e per giunta non si comanda.
La storia si protrasse per giorni e con il passare del tempo si faceva sempre più imminente il giorno del ballo al palazzo.
C’era un gran daffare, si lucidava l’argenteria, gli impiantiti e gli ottoni;si preparavano in cucina piatti succolenti.
Per Vittopria ore e ore in prova dal sarto e dalla parrucchiera.
Silvia l’amica del cuore già promessa ad un avventuriero, mangia schiacciate, di nome Matteo confortava l’amica consigliandola a come porsi, camminare e muovere gli acchi.
Le serate proseguivano alla scoperta di nuovi passi di danza, in prove di inchini e sorrisi.
Daniel dal fondo del salone dava il tempo suonando un vecchio clavicembalo osserando con curiosità le due amiche.
Nelle pause, Silvia, proponeva strategie per far si che Suel porgesse attenzione alle trame di Vittoria. L’amica suggeriva di far cadere ora il fazzoletto, ora di far finta di scivolare per essere sorretta,ora di arrossire in modo vistoso alle parole di lui adulanti.
Era categorico, non doveva lasciarsi sfuggire una così ghiotta occasione.
Arrivò la fatidica sera e il mazziere sciorinava una sfilza di nomi seguiti da altrettanti appellativi nobiliari:
… Tum..Tum…tum …Claudia contessa di Pomodoroschi;
… Tum..Tum…tum …Rossella marchesa Ravanelrosso;
… Tum..Tum…tum …Silvia duchessa di Settebagni con Matteo marchese di Villa Cetriolo;
… Tum..Tum…tum …Vittoria principessa di Fontananera.
Le due ragazze fecero il loro ingresso trionfale nella sala,ma solo in pochi si accorsero del loro procedere.
Silvia indossava un vistoso scialle verde muschio, che scivolava sopra una gonna verde pastello molto ampia con corpetto rosa pesca rifinito con un passamano in fiorellini muschio e bottoni rosa.
Vittoria con vistosa acconciatura: riccioli increspati con fiori di gelsumino, indossava una stola bianco panna orlata con sfumature viuolacee. Il vestito, crema, ampio tutto d’un pezzo terminava con un orlo appena sfumato in fuxia. I bottoni rosa chiudevano molto strettamente il corsetto evidenziando le liee abbondanti del suo corpo.
Non mancava ad entrambe un borsa minuta di madreperla con appeso il carné dove avrebbero scritto in ordine le richieste di ballo.
Vittoria sperava di riempirlo con: tango Suel, valser Suel,masurca Suel.
Al momento era bianco e nessun giovane osava farsi avanti.
Le danze furono aperte dal pricipe Giacomo da Battimela che invitò Arianna contessa da Seggiolabassa.
I cavalieri seguirono l’esempio e accompagnati da un valser di Straus la sala si riempì di ballerini e ballerine.
Vittoria e Silvia rimasero sedute a farsi vento con un grazioso ventaglio.
In fine si avvicinarono due scapoloni dall’aria raccapricciante che intavolarono una discussione esilarante su come si gustava il thè con il miele e altri discorsi insignificanti che si tenevano in quei salotti alla moda.
Di Suel nemmeno l’ombra, lui si destreggiava con i suoi amici con quattro ragazze chiassose e vistosamente agghingate.
La serata ormai volgeva alle ultima battute e l’occasione tanto sperata sembrava persa quando ua presenza mozzafiato si fece dinanzi alle due amiche, un giovane in costume Ussaro e con accento francese l’appellò:
- Mersi Madamoiselle Vittoria, posso avere l’onore di questo ballo?
Vittoria palpitò piena di felità stupore e ansia. Refrenò il rossore che saliva dal profondo,si inchinò e porse la sua mano nella mano di Lui.
Non Le tolse mai gli acchi dal bel volto per tutto il ballo e al terminare della musica si svegliò da quel fantastico sogno.
Lui le sussurrò:
- Possiamo vederci damani…?
Lei rispose :
- Si…!

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