Veleno

di , 23 Ottobre 2010 20:23

Ci avviciniamo ai giorni della memoria e come non ricordare chi con piccoli gesti ha attivato in me la fantasia la creatività.

Giù nel cucinone dove una gigantesca stufa di ghisa riscaldava tutti, la nonna in attesa della cena nei mesi invernali e quando era brutto tempo non mancava mai di raccontare storie e novelle.

Ricordo la stufa nera e piena di pentolame ma soprattutto quello sportello che squadrava e lasciava intravedere il rosso delle braci e lingue di fuoco.

Nonna ne sapeva tante e spesso andava a ricordare e romanzava vecchie scene di vita e episodi della sua giovinezza.

Così una sera raccontò di quando il nonno Guido in società con Achille e aveva preso in appalto la fornitura primaverile e estiva del ghiaccio a Bologna.

Così in casa era arrivato Veleno un cavallo bianco con un caratteraccio ma assai veloce di passo.

Un cavallo grandissimo con degli zoccoli giganteschi che aveva preso il posto migliore nella stalla insieme ai muli e ciuchi.

Era arrivato anche il calesse e il barroccio con ruote gigantesche cerchiate in ferro e rosso vino.

La nonna ricordava le lunghe galoppate fino alla chiesa in calesse la domenica mattina e nelle feste grosse.

Ricordava le montature tirate a lucido per Sant’Antonio, i fiocchi rossi e le nappe che adornavano tutta la criniera.

Veleno riposava tutto il giorno ma un giorno si e uno no all’imbrunire partiva con Guido e Achille per Bologna.

Alla ghiacciaia del Reno su alle Piastre protetto da balle e felci bagnate veniva caricato il ghiaccio a grandi lastroni, rimesso nella ghiacciaia durante l’inverno precedente e via a passo lesto e di trotto verso Bologna.

Porretta, Riola Vergato, la salita di Marzabotto e via a Bologna. 4, 5 ore di gran carriera con il ghiaccio che scemava per il caldo della piana.

Poi il ritorno a sole alto a passo lento e stanco per un meritato riposo.

Veleno fu a lungo nei miei pensieri e anche nei sogni e che dipinsi fino a tarda età scolastica su fogli bianchi.
Ricori….

troppe cose da ricordare

di , 6 Ottobre 2010 19:58

AAcappelloalpino

 

Alpino per sempre

 

 

 

 

 Dopo la bufera degli ultimi giorni la decisione sofferta.

Il ciliegio giù infondo all’orticello si muoveva troppo pericolosamente al vento.

Due martellate la risposta: il suono vuoto del tronco.

L’età c’era , forse 80 o poco più

L’aveva trapiantato lì il nonno Guido alla nascita della seconda genita Maria.

La motosega è entrata velocemente e fatta la tacca per dare la direzione della caduta e poi il taglio finale.

La pianta si è fiaccolata con un gran fracasso lungo il campo.

Il grande tronco era al suo interno vuoto e marcio.

Poteva essere un pericolo per i passanti e per la mia casa.

Alto più di 15 metri era stato innestato, insetato si dice dalle mia parti, dal nonno e chi sa?

Quelle mazze forse venivano da lontano come molte specie di frutta che sono nei miei terreni.

Nonno, babbo, zii erano maestri carbonari e dopo i morti partivano per le maremme e più in là: Sardegna, Corsica, Algeria per cuocere il carbone.

Al loro ritorno portavano nel loro zaino sempre qualche sorpresa come le mazze da innestare con qualità trovate in quelle terre.

Lo zaino con un cambio vestiario, il sacco con il pennato e i ferri delle accette da manicare arrivati nel bosco preso all’incanto e il portafogli con poche lire e la foto inseparabile  della loro donna nel giorno del matrimonio.

Via in treno o in nave e si tornava per Pasqua con qualche spicciolo in più e qualche regalino per la sposa e i figli.

Non era sempre così purtroppo si tornava anche con solo tanta stanchezza e fame.

Adesso accoglie me seduto sul suo tronco non stanco ma con tanta nostalgia.

Quell’innesto è stato già riimmesso su altri ciliegi non si perderà quel dolce ricordo di uomini che non hanno mai mollato fino a stare a lungo muti perché troppe cose da dire e ricordare.

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