Andrea

di , 14 Gennaio 2014 17:14

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prima della fine dell’anno sono andato un po’ a giro per i miei boschi.

Un generale abbandono e i sentieri sono ridotti ad intrighi di vitalbe, rovi e spine.

Mi si è stretto il cuore vedendo uno scempio

Campi lasciati a se stessi  riconquistati dal bosco e piccoli ruscelli senza più letto.

Più mi spingevo lontano dall’abitato più l’abbandono e il selvaggio.

Metati ex essiccatoi di castagne in demolizione e secolari castagneti vinti dalla robinia.

Finalmente nella mia proprietà, un folto bosco di ceduo di castagno e giù in fondo il rio,

impetuoso e con molta acqua limpida non torba come dopo tanta pioggia.

Il sentiero lo attraversa porgendo 3 massi giganteschi l’uno lontano dall’altro di un salto nemmeno troppo lungo, ma  io ero arrivato.

Ho sorriso e mi sono chiesto come mai lo avevano chiamato guado della Violina.

Viola era una mia ava una sorella di mio trisnonno vissuta negli anni a cavallo del 1850 – 1900.

Forse li ha sbagliato salto e è finita nell’acqua?

Li ci lavavano anche le pecore prima di essere tosate e chi sa tra schizzi e scherzi degli aiutanti è finita per lavarsi insieme ad una pecorella?

Ho seguito il torrente in salita fino alla croce di confine su dopo 300metri.

Una bella doccia alta 7-8 metri e un bel bozzo pieni di schizzi erano in bella vista e mi sono rincuorato, quel bozzo si chiama come me .

Il mio nome anche tempo addietro era di casa e chi sa che non sia stato messo a me per ricordare qualcuno che ha lasciato un segno indelebile attraversando la vita?
Tempi  passati e luoghi che rimangono testimoni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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