Andrea il montanaro racconta

di , 26 Settembre 2014 14:57

E’ sera e i rintocchi dell’Avemmaria si perdono nell’aria

Anche nelle valli più lontane quel suono irrompe in mille silenzi

Tra poco sarà notte

Chi lavora nei boschi e nei campi sa che la giornata è finita

Veloce come se avesse furia il sole, prima, tramonterà  poi il buio avvolgerà tutto

Si rimettono gli attrezzi, accette, zappe, rastrelli e si raccoglie l’ultimi fruttoi

Chi stringe la corda su poche ramaglie, chi riempie la cesta di erba, chi il paniere di frutta e verdure

C’è chi sale c’è chi scende verso il paese, la casa.

Svelto chi scende e percorre sentieri scoscesi chi con passo lento e pesante sale.

Gli antichi selciati tornano a essere pestati e traballare dove sono stati forzati.

La notte coglie gli ultimi che giungono al paese quando le luci sono da poco accese e le vie assumono quel colore giallognolo delle lampadine appese ai crocicchi.

Le finestre squarciano di luce gli angoli meno illuminati e le luci delle candele dei tabernacoli raccontano una fede che accompagna tutti.

Qualcuno appoggia il fardello sul muro e entra nella bettola e un quartino di vino disseta con sapore diverso la gola bagnata a lungo con acqua.

Il paese si anima e i tavolini si circondano di commensali, voci e pianti di bimbi litigiosi con i fratelli.

La brocca e un fiotto d’acqua a lavare mani callose stanche ma forti.

Un segno di croce poi silenzio;  si mangia

avreai scritto

di , 2 Settembre 2014 06:55

Buon giorno Attilio secondo giorno di sole dopo la tempesta notturna di domenica notte che si è scatenata qui.

Freddo nn fresco direi tanto che qui hanno iniziato a fumare i camini di quelle poche case che formano la mia borgata.

Iersera al tramonto inoltrato mi sono fatto due passi nel bosco e è stato una sorpresa dopo giorni di notti silenziose.

Un coro di voci di animali invisibili: due gufi che si corteggiavano, il grido di una civetta solitaria,

Più in là, il latrato di un cervo e lo scricchiolare di foglie secche…chi sa un topolino, un riccio che rovistavano il sottobosco in cerca di cibo.

La mia apnea è rimasta a lungo nell’impotenza di andarmene e godere ancora di quella vita che mi circondava.

Mi sono chiesto se è fortuna essere un montanaro o non mi resta che questo.

Non so se una via affollata e piena di voci che offre una città alla solita ora è più appagante.

Il buio con una luna crescente erano le uniche entità che mi distoglievano da quella ancestrale realtà

Tu Attilio ?

Riprese le ostilità lavorative con energia e determinazione?

Spero di si e che le tue giornate siano piene di gioia e dolcezza.

Di solito si augura la salute e le pubbliche relazioni, per me importante è la pace con noi stessi che auguro a te e con i tuoi cari.

Ora caffè e barba come una volta pennello e rasoio.

Abbi cura di te Attilio

Andrea

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