come gli Incas

di , 22 Marzo 2015 15:03

Il venti è cambiata luna quella di marzo e adesso l’una crescente e sarà piena il Venerdì Santo

Tempo di pensare ai giardini, orti e siepi.

Dalle mie parti si potano le piante da frutto, le rose e volendo si zolfa il lauro.

Si preparano anche i semi che con la prossima luna saranno messi a terra.

Qui tra questi monti tutto è più in là, da aprile in poi negli orti e campi si rivedono montanari indaffarati con zappe, vanghe e rastrelli.

Le prime semine quelle dei cavoli, cicorie e radicchi ma in particolar modo quella delle patate.
Si scelgono quelle da seme cercando quelle con più occhi, germogli, e di pezzatura non troppo grande.
Così sul terrazzo ho messo alla luce diverse cassette per facilitare il germoglio e ambientarsi al tempo.
Tempo fa ho letto delle usanze degli Incas in merito alla semina delle patate.
Loro prima della semina del prezioso tubero solevano stendere nei loro cortili le patate e osservare alla luna piena quelle che erano più brillanti, erano quelle da seminare.
Certo non farò come loro ma la curiosità è grande, farò una scelta di pochi esemplari e li seminerò con un segno e al raccolto confronterò se la cosa è valida, provare non nuoce.
Buona vera prima primavera

Il diavolo a quattro

di , 8 Marzo 2015 18:40

Dopo una notte di tormenta dove il vento fortissimo non ha mai mollato e penetrato in ogni dove il mattino si contano i danni.

Li per lì un sollievo, foglie ammucchiate negli angoli, grandiniccio ghiacciato alto due dita e freddo ma poi nemmeno tanto è stato anche più tremendo giorni addietro.

Manca la luce e campo telefonico e internet.

Preso il PIK nella mattina ho voluto fare un sopralluogo nei terreni più esposti al NORD dove presumevo che il vento avesse preso più velocità

Nell’andare qualche ramo sciancato e ramaglia per la strada vicinale.

Quando o scollettato verso la piana mi si è gelato il sangue:

Un’abetaia piantata nel 1995 di più di un ettaro schiantata a tre metri d’altezza. Uno scenario agghiacciante da piangere.

Abeti di 12 – 15 metri tutti sfiaccolati dal vento, mie creature tirate su con tante fatiche e precauzioni, tutto perso.

Una tradizione di famiglia ancora una volta interrotta, ma non da me.

Ho tagliato alberi piantati dai bisnonni e nonni, questi come altri lì per chi viene dopo di me, una eredità persa un ricordo di me da tramandare perso.

Quel luogo richiederà ancora tanto di me, pire di fuoco per ripulire e ancora buche e nuove piantine, recinti contro i cinghiali, attesa nella fede che questo tornado ha fiaccato, ma non demolito.
PS. la luce è tornata stasera dopo 4 giorni

 

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