Merigo

di , 30 Ottobre 2015 17:42

 

 

 

 

 

 

Martedì  sera  è iniziato a piovere forte e la serata è finita in casa accanto alla stufa e quel tepore faceva comodo anche se un gran freddo non era.
La serata è proseguita dopo cena alla TV con un film se ricordo bene.
Sul tardi credo intorno alle undici strano ma vero non mi andava di andare al letto e nemmeno di starmene in casa così indossato stivali e il lungo impermeabile che tocca i calcagni me ne sono uscito a passeggiare, sì a passeggiare come non mi capita mai. Il miei impegni giornalieri sono così tanti che raramente trovo il tempo di muovermi senza meta e a passo lento.
Le mani in tasca e tirato sul cappuccio ho lasciato il portico sotto una pioggia battente e  via per la strada che porta al paese e oltre.
Il vento e la pioggia battente non mollava ma strano ne freddo ne sentirmi a disagio.
Spesso attraversavo con passo fermo pozze a metà polpaccio.
Leggero nei miei pensieri come per incanto liberi e leggeri.
L’ombra degli alberi al passare delle rare vetture e l’ondeggiare dei rami e nulla più
Come capita finisco a ricordare e curioso il pensiero è corso a Merigo: il falegname. le sere come quelle a chiacchera nella sua bottega.
Una lampada fioca a illuminare quei quattro borgatari che si trovavano lì a dialogare di calcio e politica.
Merigo era il fai tutto della borgata, dall’imprecare quando doveva restaurare una persiana che non gli era mai piaciuto, a incavicchiare una sedia, a montare un mettitutto per la Rosa, ma anche ha mettere un dente ad un rastrello o ha manicare una zappa.
Lo si trovava a luce alta e non più al crepuscolo nella falegnameria, diceva che se Dio ci aveva fatto per lavorare di notte ci avrebbe fatto con una luce in fronte. Spesso un cartello sono da Maria a sistemare la porta o da Giovanni ad aprire un cassetto, e chi sa perché sempre un motivo.
Facendo così  tutti si sapeva di tutti, ma con 19 abitanti la mia borgata non è difficile sapere tutto di tutti. Spero di non avervi annoiato io mi sono distratto a scrivere questi quattro righi al mio camino.

L’elmetto nazzista

di , 14 Ottobre 2015 14:51

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Piove da ieri e stamani, ma piove forte da far le bolle sul selciato

Non c’è molto da fare sbrigate le essenziali faccende e un’occhiata alle notizie. Il libro che alimenta la mia fantasia può aspettare il pomeriggio.
La porta socchiusa e lo sguardo ad osservare i piccoli ruscelli che da dietro casa circolano davanti e si perdono nel giardino.
La casa delle bambole piena di giochi riposa, i bimbi che poco fa la riempivano di vita, chiacchere e litigate per fare ora la mamma ora lo zio sono lontani
La piscina coperta con l’incerato verde si riposa direi dopo lo stropiccio di questa caldissima estate.
Come al solito si pensa al tempo, al passato e poco al futuro, tra 80 giorni sarà Natale ma nel mezzo ci sta tanto di quel da fare che meglio non pensarci.
Allora il rumore del fosso che rompe lo scroscio della pioggia fanno andare alle camminate lungo di esso, della allegra brigata di filibustieri in cerca di avventura.
Come dimenticare la cerca di pietruzze colorate lungo il suo corso secco dalla calura?
La fila dei bimbi che cercava camminando sul letto secco quarziti e pezzi di mattone arrotondati dallo scorrere dell’acqua. La scoperta della grotta dei pipistrelli e lo stupore dei più piccini nell’entrare in quell’eremo buoi, scorgere la volta piena di anfratti e crepe. Lo stupore nel vedere per terra un elmetto nazzista con un grosso foro di proiettile…Francesco il capofila che lo solleva e lo indossa…lo abbiamo lasciato lì dove forse è stato buttato tanto tempo fa.
Ricordo le voci ingenue che raccontava il ritrovamento al ritorno e il guardarsi degli adulti e il chinare della testa dei vecchi.

La cesta d’acqua

di , 2 Ottobre 2015 08:59

Oggi è la festa dei nonni e insieme agli auguri  i è arrivata questa storia, un semplice regalo ma con un grande messaggio, pazientate, meditate e godetene anche voi nella lettura
……..

C’era un ragazzo che viveva con suo nonno in una fattoria. Ogni mattina il nonno, che era cristiano, si alzava presto e dedicava del tempo a leggere le Scritture. Il nipote cercava di imitarlo in qualche modo, ma un giorno chiese: “Nonno, io cerco di leggere la Bibbia ma anche le poche volte che riesco a capirci qualcosa, la dimentico quasi subito. Allora a cosa serve? Tanto vale che non la legga più!”. Il nonno terminò tranquillamente di mettere nella stufa il carbone che stava in una cesta, poi disse al nipote: “Vai al fiume, e portami una cesta d’acqua”.Il ragazzo andò, ma ovviamente quando tornò non era rimasta acqua nella cesta. Il nonno ridacchiò e disse “Beh, devi essere un po’ più rapido. Dai, muoviti, torna al fiume e prendi l’acqua”. Anche questo secondo tentativo, naturalmente, fallì. Il nipote, senza fiato, disse che era una cosa impossibile, e si mise a cercare un secchio. Ma il nonno insistette: “Non ti ho chiesto un secchio d’acqua, ma una cesta d’acqua. Torna al fiume”.A quel punto il giovane sapeva che non ce l’avrebbe fatta, ma andò ugualmente per dimostrare al vecchio che era inutile, per quanto fosse svelto l’acqua filtrava dai buchi della cesta. Così tornò al fiume e portò la cesta vuota al nonno, dicendo: “Vedi? Non serve a niente!” “Sei sicuro? – disse il nonno – Guarda un po’ la cesta”.Il ragazzo guardò: la cesta, che prima era tutta nera di carbone, adesso era perfettamente pulita! “Figlio, questo è ciò che succede quando leggi la Bibbia. Non capirai tutto, né ricorderai sempre ciò che hai letto, ma quando la leggi ti cambierà dall’interno. Dio lavora così nella  nostra vita, ci raffina interiormente e a poco a poco ci trasforma perché possiamo assomigliargli.”

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