nullità

di , 10 Dicembre 2016 18:19

Attilio dopo pranzo mi ha portato a fare due passi  intorno a casa,
la piana vicino a Ravenna.
La strada  segue l’andare di un canale di scolo.
Tutta dritta fino a perdersi nella nebbia, liscia, ben battuta da mezzi agricoli e fuoristrada.
Il canale ben ripulito meccanicamente con poca acqua stagnante.
Di qua e li là campi sterminati, alcuni già coltrati altri con residui di mais altri rasi a frumento.
Il verde poco solo oltre un campo di mais.
Ho lasciato la strada e spinto senza meta nel campo ben rasato a frumento.
Tutto intorno senza limiti, col vuoto e nebbia a limitare la mia vista.
La nullità, la piccolezza del mio essere e la nullità del mio volume in quello che ero immerso.
Una sensazione di incertezza di incapacità di definire il mio stare.
Sono tornato alla strada dove Attilio mi aspettava curioso di quello che avrei detto.
- Mi sono sentito solo Attilio, insufficiente e inutile, non credevo che tanto spazio mi inducesse a una così strana inquietudine.
Nel rientrare non potevo non pensare a quelle esperienza così casuale, sentirsi  così fuori posto non mi era mai capitato.
Quelle grandi dimensioni che non portano a nulla di imprevisto che attira la curiosità.
Come sono più belli i sentieri dei miei monti, storti, pieni di sali e scendi e ad ogni curva sorprese e incontri che fanno sussultare.
Fortunato?
Si

 

 

 

 

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